Un lucido realismo trasforma le avventure di un ragazzo in epopea universale che si riallaccia a quelle piú antiche del viaggio e dell’iniziazione alla vita, un’opera che, come afferma T. S. Eliot, «merita il titolo di capolavoro».
Fuggito alle cure, o piuttosto alle persecuzioni di un padre ubriacone, vissuto per qualche tempo dentro una botte da zucchero, riacciuffato e di nuovo abbandonato, Huck intraprende un memorabile viaggio sul Mississippi con lo schiavo Jim, altro miserevole evaso. L’America dell’età dell’oro, con i suoi coloni, avventurieri e impostori, accompagna Huck fino al nuovo incontro con Tom Sawyer e l’approdo alla fattoria di zio Silas.
“E’ bello vivere su una zattera. In alto c’era il cielo, tutto punteggiato di stelle, e ce ne stavamo coricati a guardarle, e a discutere se fossero state create, o fosse stato soltanto un caso… Secondo Jim erano state create, ma io dichiaravo che era stato un caso; reputavo che ci sarebbe voluto troppo tempo per farne tante. Jim disse che poteva averle deposte la luna: be’, questo sembrava piuttosto ragionevole, e così non ebbi nulla da ridire, perchè avevo visto una rana deporre altrettante uova, e dunque naturalmente era possibile. Avevamo anche l’abitudine di guardare le stelle che cadevano striando il cielo. Jim diceva che erano andate a male e che venivano buttate fuori dal nido.”